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Come ristrutturare una vecchia casa

Basta passeggiare in città o fare un’escursione in campagna per trovare uffici dismessi, masserie inutilizzate o edifici sperduti in palese stato di abbandono. Non si tratta di pochi ruderi dalla malinconica bellezza, ma di un patrimonio edilizio consistente, difficile da gestire nonostante i recenti incentivi fiscali al riuso, ma che potrebbe essere una straordinaria opportunità per l’abitare di qualità e un manifesto contro lo spreco.


Il fascino sostenibile del recupero

Recuperare edifici esistenti riduce il consumo di suolo, obbiettivo chiave di tutte le politiche urbane sostenibili, e mette in mostra tutto il fascino degli edifici abbandonati, non solo quelli d’importanza storica. Il trucco per preservare l’attrattiva di una vecchia abitazione è non alterarne l’impianto originale e valorizzarne con semplicità i particolari architettonici. Per esempio un tocco di colore è sufficiente per esaltare la superficie ruvida di un intonaco tradizionale a calce o illuminare anonime le tavole anonime di una vecchia porta in legno.

La sfida dello stile ideale

Il progetto di riuso non è detto che debba essere in stile tradizionale, anzi è divertente cimentarsi nella ricerca dell’atmosfera ideale, reinventando quanto già esistente. Per i progetti in città è spesso lo stile industriale, nato negli Stati Uniti per riutilizzare spazi di lavoro dismessi dopo la seconda guerra mondiale, a ispirare la ristrutturazione. In questo ambito si inseriscono elementi caratteristici di ambienti lavorativi, come grandi vetrate o banconi, all’interno di loft residenziali ricavati da ex capannoni dismessi.

Per il restauro di ruderi fuori città molti prediligono la semplicità dello stile di campagna che mette in bella mostra le travi in legno dei soffitti, le pareti in pietra o mattoni o le piastrelle originali. Per l’arredamento non è obbligatorio utilizzare elementi classici perché è possibile giocare con il contrasto tra strutture tradizionali e arredi contemporanei o personalizzare gli ambienti con un tocco di eclettismo.

Anche l’uso di arredi e complementi in stile vintage si adatta bene ai progetti di recupero degli edifici abbandonati, sia in contesti urbani che di campagna, perché gli elementi di modernariato si armonizzano facilmente con gli elementi della tradizione costruttiva storica, semplici ed essenziali. In sintesi non c’è uno stile giusto a priori ma ogni progetto di interni deve essere cucito su misura al fabbricato da recuperare, per esaltarne il carattere e la specificità.

La ricerca di architetture inedite

Un altro motivo per recuperare gli edifici storici è la possibilità di sperimentare architetture inedite, nate dal connubio stilistico tra architettura storica e linguaggio architettonico moderno. Il contrasto tra un parete in pietra ed una vetrata trasparente, tipico del restauro conservativo, è una scelta di sicuro impatto scenografico.

Il crowdsourching

Da non dimenticare che nell’era del web non mancano iniziative social di supporto al recupero degli edifici abbandonati, di iniziativa sia pubblica che privata, tese a censire e riutilizzare per scopi culturali, oltre che abitativi, il grande patrimonio edilizio delle nostre città.

Ed infine: attenzione alla sicurezza sismica

Ci sono quindi ottimi motivi per preferire il recupero alla nuova costruzione, che vanno dalla cultura delle sostenibilità, alla ricerca architettonica, alla valorizzazione del patrimonio storico. Occorre però fare attenzione alla sicurezza sismica, specialmente nelle aree a elevato rischio. Un’attenta verifica tecnica preliminare potrà indicare la fattibilità degli interventi e le opere indispensabili da eseguire sulle strutture, il sisma bonus o altri incentivi locali potranno fornire un valido supporto economico.

Fonte: Idealista

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